Thursday, July 2, 2009

21st Century Breakdown

Ci sono momenti nella mia vita in cui avrei voglia di cambiare tutto. Me stesso in primis, gli altri intorno a me, città, nazione, vestiti, casa, nome, tema del blog... Comincio quindi dalle cose più piccole e quelle che più facilmente riesco a portare ad una svolta, cercando in qualche modo di soddisfare il mio desiderio di cambiamento e ritornare ad un apparente ma temporaneo stato di equilibrio. Quando poi in realtà le cose che veramente mi farebbero star bene poche volte le ho cambiate. E nonostante il risultato fosse decisamente convincente, la mia pigrizia mi prende a calci in bocca fino a che non ritorno al mio quiescere inerte e passivo. Sanguinante. Ogni volta con più determinazione anche perchè più passano gli anni, meno spinta pare rimanere. E non è solo una questione di invecchiamento cerebrale. E' proprio quello che ti circonda a dare man forte alla pigrizia. Sono il tempo e la ridicola quantità di energia che ti rimane al termine di una giornata in ufficio a non essere sufficienti. E lo sforzo necessario per tirarsi fuori e ritrovarsi sveglio comunque il mattino seguente alle 7 di mattina diventa uno scoglio sempre più insormontabile (che poi non è vero che mi alzo così presto, ma è per convincermi).

27.

Tatuaggi che ancora non sono tuoi, ma che diventano chiodo fisso e necessità. Per segnare il cambiamento o anche solo il momento. Tutto ha significato nella mia testa, ma non serve a niente finchè rimane lì. Così come i mille testi e le mille canzoni. Non servono a nulla finchè rimangono chiuse in un hard disk. E così tutto si smagnetizza.

Perde attrazione, perde mordente. E l'unico risultato è la frustrazione. Dei ricordi nulla vale a riprova. Sono momenti, situazioni, destinati a rimanere lì dove sono. Come i tatuaggi e le canzoni. O forse no. Rimane ancora qualcosa che dipende solo da me. Per quel che riguarda il resto forse arriverà il giorno in cui lascerò perdere. Spesso la scelta è tra gestione della contingenza e proattività. Ci sono innumerevoli situazioni in cui mi trovo a dover scegliere. Ma ce ne sono altrettante in cui vedo attorno a me la differenza tra l'una o l'altra. Chi non fa altro che lamentarsi in attesa della contingenza. Chi non se ne rende conto e basta. Le conseguenze sono disastrose per tutti i soggetti coinvolti. Chi viene mandato via. Chi rimane da solo. Chi.

Mentre ero giù in pausa mi sono ricordato di quando ancora non ero maggiorenne e dei miei problemi di egocentrismo. Ciò che ho messo da parte è solo la superficie di quel comportamento. Ci sono ancora risvolti dove il senso di me esplode come una mina antiuomo di cui ti sei dimenticato la posizione. Eppure sono lì per un motivo. Preservare. Difendere. Sono la reazione ad un bisogno primario.

Musica. Amore. E ultimamente anche dovere. Ma solo fino ad un certo punto. Quando non posso essere tutto preferisco essere niente.

Sunday, April 5, 2009

SBK

Vivi in prima persona l'emozione della gara. Non c'è frase più azzeccata. Stare qui, avanti e indietro per il paddock, consumando le suole con chilometri di strada, incontri che si susseguono, pranzi e cene dai team. Persone interessanti, altre scostanti, altre fin troppo chiacchierone. In giro per il mondo, seduto in un ufficio non tuo mentre decine di moto sfrecciano alle tue spalle e di fronte a te umbrella girls si cambiano al di là di un separé non esattamente separante. Vrooooom!

Momenti di estrema solitudine, ma di quella di cui parlo spesso, quella in cui ti perdi o ritrovi. Sono dei gesti impercettibili, le più curiose occorrenze ad attirare la tua attenzione. Non la gente, o non tutta magari. Non i grandi monumenti. Altro. Il meraviglioso meccanismo di uno spremiagrumi meccanico nel bar in cui vai tutti i giorni alla sera al termine della giornata per berti una birra. I dodici piani di scale fatti per raggiungere la camera perchè l'ascensore è fuori uso. La pioggia che ti inzuppa piano piano mentre torni all'Ibis senza nè ombrello nè cappuccio, ma che non ti dà per niente fastidio. Il rettangolino di pizza che forse scaldata al microonde sarebbe stata più buona e il tulipano di gelato con tanti coservanti e poco gelato, mangiati in solitaria. Il libro che leggi prima di andare a dormire, dove la storia, piano piano ricompone

Succede così, basta davvero poco e ti rimane qualcosa.

Saltano fuori anche discorsi impegnati, ma non ci si impegna più di tanto. Lasciamo andare, lasciamo perdere. Se ne riparlerà. E' questione di responsabilità. Ma è perfettamente chiaro. Il problema è prendersele. Ma chi sono io per dire che si può davvero stare bene e lasciarsi andare?

Wednesday, April 1, 2009

EvE

Alla vigilia della partenza per la prima tappa della nuova stagione mi trovo a scrivere, un po' come facevo i giorni in cui affrontavo le prime trasferte importanti. Tante prime, pochi dopo. Sono dubbioso. Scettico. Disilluso. Stanco morto. La luce che rischiarava le mie giornate è offuscata, sopita da qualche parte nel petto. Ci sono cose che non riesco a dire. Cose che prima mi venivano fuori con una facilità sorprendente. E che speravo di sentire.

Tra l'altro proprio in questi giorni sento crescermi dentro un incredibile bisogno di storie. Non so se è colpa (merito?) di Fable 2. Forse, molto più facilmente, è l'assenza totale di magia e varietà a farmene sentire il bisogno. Siamo già ben oltre i limiti. E non c'è modo di cambiare le cose.

Pensavo di avere molto più da dire. Ma ho già finito. Forse sono semplicemente io ad essere vuoto.

Saturday, February 7, 2009

1*15*96


"Dream as if you'll live forever,
Live as if you'll die today."

Reduce da una delle settimane più provanti della mia carriera lavorativa e in vista di altre non da meno, mi appresto ad iniziare la parte di impegni che mi sono riservato per questo fine settimana. Non bastavano, no. Ma mi lamento sono fino al punto in cui esprimo il mio disappunto per il sonno devastante che mi affligge. Il resto ci sta. Sono messo alla prova e ne esco a testa alta (dopo una bella dormita di almeno 36 ore, si intende).

In questi momenti in cui sembra che ti crolli tutto addosso, quando non ce n'è una che vada per il verso giusto, ci sono persone come il sottoscritto che cercano il conforto in altri risvolti della propria vita e raggiungono livelli di sensibilità poco consueti e comprensibili all'esterno. Basta una minima cosa per sconvolgere l'intero universo. E la pazienza non è sicuramente una delle virtù che contraddistinguono questi periodi, anzi. Logorato dalle giornate, la sera sono come una bombola di gas che perde. Alla minima scintilla detono.

Con ciò, nonostante tutti questi impicci, riesco anche a trovare il tempo per farmi delle domande. Io me le faccio sempre. Pure troppe. Ed è ovvio che in questo stato di percezione alterata (ma ci sarà mai un momento in cui posso valutare lucidamente ciò che mi accade intorno?) è difficile essere obiettivo. Non ci provo neanche, ma d'altra parte sono concetti così soggettivi da non poter trovare una risposta nell'oggettività del distacco. Come dicevo tempo fa, bisogna essere nel bel mezzo degli eventi per viverli sul serio.

Di nuovo, in assetto ripetitivo, arrivato a questo punto, pur sapendo cosa voglio dire non voglio sbilanciarmi più di tanto e mi limiterò a fare un discorso di carattere più generale. O a scrivere solo poche parole che siano in grado di sintetizzare quello che penso...

Ordinario o straordinario?
Calma o Caos?
Stasi o movimento?

In una canzone tanto tempo fa scrissi parole che in tempi non sospetti davano forza al mio pensiero, alla mia voglia di vivere in opposizione alla pigrizia e alla passività che mi avevano contraddistinto negli anni precedenti. Ora come mai mi trovo in movimento, ho una strada da percorrere e tanta dedizione per andare avanti. A volte però ho l'impressione che questo lasciar passare il tempo in attesa di chissà cosa non mi porterà mai a niente così come non ha portato niente ad altre persone intorno a me... E ciò che mi sconvolge è che non se ne rendano conto o, ancora peggio, non abbiano voglia di reagire, attribuendo all'abitudine la triste e grigia realtà.

Ciò che ho in questo momento è davvero straordinario. E non posso permettermi di perderlo. Il punto è che non posso neanche permettermi di esprimermi fino in fondo, lanciarmi, andare, trascinare con me, vivere. Sono fermo e in attesa. Ci sono momenti, è vero. Devono bastarmi? Sarà davvero diverso in meglio? Vale la pena farsi queste domande? Non si corre il rischio di spegnersi così?

Non voglio.

Dimenticavo, altro dubbio...

Agire o reagire?

Tuesday, January 20, 2009

76

Però credo.

Monday, January 19, 2009

75

Monologhi, distrazioni, tentativi, chiusura, altalene, tempo, ultimo. Presente quando ti senti come se crollasse tutto? Ecco. Ma è tutto nella mia testa purtroppo, mi sa che sbaglio.

Saturday, January 17, 2009

74

Lezione di calma:

Inspirate profondamente, tirate dentro attraverso le narici rabbia, sconforto, delusione, fastidio, pensieri, dubbi e paure. Trattenete il respiro e contate fino a quando quello che avete tirato dentro non si appiccica alle pareti della cassa toracica. Espirate e godetevi l'aria intorno a voi, libera da ogni preoccupazione.

Piccole controindicazioni legate a questo metodo:

Dolori e bruciori allo stomaco, mal di testa imbattibili, problemi intestinali, inappetenza, insonnia, paranoia, morte...

...dei sentimenti. Bolle che si gonfiano dentro al petto fatte in materiali pregiati e poi esplodono in mille migliaia di pezzi. Si conficcano in ogni dove, dalla parete della gioia al pavimento dell'orgoglio. Fino a recidere le tubature dei sentimenti più profondi. In un discorso che non ha apparentemente senso c'è tutto un passato che mi sembra così fottutamente lontano da farmi paura. E cronologicamente non è davvero stato niente. Però il processo inverso è iniziato. E stiamo a vedere dove andiamo a finire.

Friday, January 9, 2009

73

Poco fa stavo scrivendo un messaggio e una frase mi si è stampata nella mente, per l'ennesima volta con la sua imbarazzante semplicità. Non voglio passare il mio tempo, voglio viverlo. E' una differenza sostanziale. Mi sono reso conto del peso delle sue implicazioni proprio in parallelo con quello che stavo pensando, in quanto sintetizzava perfettamente gli intenti che avevo appena reso parole.

Capita spesso di non rendersi bene conto delle conseguenze o anche solo dell'importanza che agli occhi dell'Altro (il grande sommo epico referente esterno) le cose che si dicono o si fanno possano avere. E con questa costruzione in cui i componenti sono stati sparsi a caso nel suo fluire ho espresso un'altra banalità. Ora, vista la ricorrenza di queste prese di coscienza, starò per caso svuotando il sacco del tutto e raschiando il fondo? Potrebbe essere. Ultimamente non esterno tecnologicamente l'ampia parte dei miei pensieri soprattutto perchè risulterebbe inopportuno. E a tratti anche più noioso di quanto possa già essere.

Dicevo, comunque, che è proprio quando si è in balia della mancata comprensione che cade la neve o, al contrario, si vede con ancora più chiarezza. E dal meno peggio si passa al neanche lontanamente meglio. Poi sono punti di vista, diametralmente opposti, paragonabili alla percezione della vuotezza del bicchiere. E, ancora, si torna alla differenza tra il passare il tempo e il viverlo. Non direttamente, me ne rendo conto, ma l'atteggiamento di fondo è sostanzialmente lo stesso. Non sono sempre stato così o meglio, non ho sempre avuto l'occasione di affrontare con così tanta lucidità la mia strada. Ma in questo momento so di poterlo e soprattutto volerlo fare. A costo di rischiare un po'. A costo di bruciare fino in fondo, come ho già detto altre volte, in altre sedi. E' il fuoco che ti fa sentire vivo, no?

Ricevi notizie che ti destabilizzano. Ipotizzi futuri alternativi al presente in un certo senso rassicurante. E sebbene il supporto offerto sia massimo, suona un campanello di allarme in lontananza, si insinua sottile e silenziosa una paura. Ed è uno solo il modo di porvi rimedio.

Capire.

Il resto è fatto. Uno scherzo. Esagerare, a me piace un sacco. Mi viene molto bene e spesso anche molto male. Resta il fatto che ho bisogno dei reagenti per le mie magie.

Thursday, January 8, 2009

72

Pare che solo gli sciocchi non cambino mai idea. Se non cambiare del tutto, a me piace pensare di imparare grazie all'esperienza. Devastante o illuminante che sia, rimane qualcosa che ti aiuta a crescere. E di conseguenza spesso le risposte non sono quelle più immediate, quelle facili che verrebbero a tutti. Ci si deve sforzare un pochino di più per arrivare là dove forse il mondo gira un pochino diversamente da come sembrava da lontano. Scoprire, svelare e rimanere stupiti. Questo mi piace. E capita, capita sul serio. Certo, ci vuole un po' di fortuna, ma anche un sacco di buona volontà. E' una banalità che stupisce spesso anche me nella sua evidenza. E con la ricorsività con cui si manifesta.

Ciò che ho visto in questi anni ha rafforzato determinate certezze, instaurato processi mentali che è difficile abbandonare del tutto. Nel momento meno opportuno travolgono la presunta razionalità e danno uno spazio all'impulso che non fa per niente bene. Ricoprono la logica come la neve di questi giorni. Sono affascinanti e ti ci potresti perdere a fotografarli per ore, girovagando e crogiolandoti nel silenzio surreale che creano, ma rimangono pur sempre una notevole scocciatura nel momento in cui l'unico obiettivo che hai è quello di fare. Indipendentemente da come lo declini. Muoverti, lavorare, andare a trovare qualcuno, fare la spesa. Va tutto bene. La neve è una dannata scocciatura. Blocca intere città perchè finisce il sale. Lo stesso sale (in zucca) che serve per riportarti con i piedi per terra. Lo stesso silenzio surreale che non ti permette di sentire la voce che ti guida fuori dall'impiccio. Rimani bloccato e slitti, magari giù da una discesa che avevi fatto tanta fatica a percorrere (in salita ovviamente). Per l'ennesima volta il mondo che mi circonda accompagna sinergicamente i miei stati d'animo. O forse il contorto incedere del pensiero si aggroviglia in naturalistici parallelismi. Comunque sia, le cose stanno proprio così.

Torno da feste Natalizie insolite, dove tutto è nuovo. Echi del passato creano distorsioni nel flusso percettivo, ma con i dovuti scossoni di realtà lo scenario assume una consistenza differente. Il cerchio si chiude, e i luoghi comuni per dire e non dire si sprecano. Ho rivisto Londra dopo tanto, lo stesso punto di partenza, ma avvolto da sensazioni completamente nuove. Sonno, corse e ritardi da avere il mal di testa. E momenti che ti trafiggono come schegge impazzite. Ma così come la reazione alla stanchezza dipende dalla causa, allo stesso modo i poteri curativi influiscono in modo differente sulla guarigione. E le cose cambiano radicalmente.

Ho ritrovato anche una cosa che avevo perso. Anzi, più di una cosa. E ora non mi resta che dire grazie. Innumerevoli volte.

Wednesday, December 24, 2008

71

Ore 8.15: Sveglio ormai da più di un'ora, mi rendo conto che un filtro sottilissimo fatto di amarezza e sconforto è stato inserito tra il cristallino e la fovea di entrambi i miei occhi. Ho fatto una cosa che non dovevo. Mi sono fermato. E ho scoperto che oltre al rispetto c'è un altro valore a cui faccio riferimento costante: la coerenza.

Ore 11.14: Di ritorno. Il filtro è svanito. O meglio, è mutato. Ora è una patina che avvolge uno degli organi vitali che generalmente si trovano in formato singolo al centro del petto. Avvolge e piano piano stringe, sempre di più, come in una morsa. Ma, perchè da buon essere umano pensante quale sono mi permetto di mettere in dubbio l'inevitabilità di ciò che mi accade, c'è una possibilità che non sia fatale. In questo caso entrano in gioco due fattori di tutto rispetto: la volontà, amica e nemica di sempre, e il tempo, l'ineluttabile scorrere dei secondi. Secondi, e non primi, sia ben chiaro, non montiamoci la testa. D'altra parte, certe pretese sembrano così spesso fuori luogo e il gradino intermedio del podio concede già una discreta soddisfazione. Tutto in funzione della capacità più fine e allo stesso tempo più istintiva di estrapolare la realtà dal sogno. Quando chiudi gli occhi o guardi negli occhi (a conti fatti non cambia nulla) è davvero tutto perfetto. E queste cose ti segnano. Se li riapri e ti rendi conto di essere lanciato ad un'incommensurabile quantità di kilometri all'ora verso un muro di adamantio (uso questo materiale perchè ho visto il trailer di Wolverine qualche giorno fa), la volta dopo magari di tanto in tanto dai una sbirciatina per evitare di sfracellarti le ossa di nuovo. Il filo che divide l'incoscienza dalla caparbietà e in certi casi il successo dal fallimento è talmente sottile che riuscire a seguirlo ti fa impazzire. E siccome la follia mi contraddistingue ma solo entro un limite ragionevole, nel mio futuro vedo alcune possibilità profilarsi. E se mi conosco abbastanza bene, lascio spazio alle rose e ai fiori solo entro un certo punto... al di là del quale c'è il simpatico muro di cui sopra che mi aspetta inamovibile.

Mentre ero sotto la doccia, prima ancora delle 8.15, mi è venuta in mente una canzone di Elio e mi ha fatto ridere. La parte di testo che mi è balzata nella memoria era questa:

Lui: Cara ti amo.
Lei: Mi sento confusa.
Lui: Cara ti amo!
Lei: Voglio stare un po' da sola.
Lui: Cara ti amo!
Lei: Esco da una storia di tre anni con un tipo.
Lui: Cara ti amo!
Lei: Non mi voglio sentire legata.
Lui: Cara ti amo!

Geniale. Con questo non voglio dire niente, comunque. Come con tutto il resto. Sono solo parole.

Mi ero fermato alle prospettive per il futuro. Mi piace la retorica. Ma ripetermi sempre uguale a me stesso no. Anche Einstein diceva che è follia pretendere che procedendo sempre allo stesso modo si possano ottenere risultati diversi. E se anche questa volta lasciassi un discorso a metà forse non otterrei gratificazione. E se anche questa volta rimanessi ancorato ai modi di prendere decisioni che ho sempre utilizzato, forse andrebbe come è sempre andata. Alzi la mano chi non ha capito. E ora alzi la mano chi in quel "come è sempre andata" vede qualcosa di positivo.

Settimana scorsa parlavo della corsa, ora ho aggiunto il dettaglio della velocità fuori scala. C'è una componente del tenere qualcuno per mano che è assolutamente azzeccata e questa similitudine mi aiuta a chiarirmi anche con me stesso. Come i bambini, quando li porti a fare le passeggiate in montagna. A me capitava sempre con mio papà. Per un po' mi teneva per mano, poi cominciavo a rugnare, dire che ero stanco, mi facevo trascinare. Non era il massimo. Al che mi prendeva in braccio e faceva fatica per due. Morale? La morale è una domanda. Cosa succede quando ci si stanca?

Volevo aggiungere qualcosa qui. Ma forse sto esagerando.

Ore 17.07: Finito. Ora è solo questione di assemblare e scrivere. Forse quello che vorrei lasciare tra queste righe lo andrò a destinare in altro modo. La festa si avvicina, con essa una sensazione malinconica a cui non sono più abituato. Rivivo. E questo mi fa un male terribile. Mi cresce dentro ora come la Maschera Bianca nel corpo di Tora (e che mi scusino per aver spoilerato).

Occhi.

Chiusi.

Ore 18.07: Basta.