Ci sono momenti nella mia vita in cui avrei voglia di cambiare tutto. Me stesso in primis, gli altri intorno a me, città, nazione, vestiti, casa, nome, tema del blog... Comincio quindi dalle cose più piccole e quelle che più facilmente riesco a portare ad una svolta, cercando in qualche modo di soddisfare il mio desiderio di cambiamento e ritornare ad un apparente ma temporaneo stato di equilibrio. Quando poi in realtà le cose che veramente mi farebbero star bene poche volte le ho cambiate. E nonostante il risultato fosse decisamente convincente, la mia pigrizia mi prende a calci in bocca fino a che non ritorno al mio quiescere inerte e passivo. Sanguinante. Ogni volta con più determinazione anche perchè più passano gli anni, meno spinta pare rimanere. E non è solo una questione di invecchiamento cerebrale. E' proprio quello che ti circonda a dare man forte alla pigrizia. Sono il tempo e la ridicola quantità di energia che ti rimane al termine di una giornata in ufficio a non essere sufficienti. E lo sforzo necessario per tirarsi fuori e ritrovarsi sveglio comunque il mattino seguente alle 7 di mattina diventa uno scoglio sempre più insormontabile (che poi non è vero che mi alzo così presto, ma è per convincermi).
27.
Tatuaggi che ancora non sono tuoi, ma che diventano chiodo fisso e necessità. Per segnare il cambiamento o anche solo il momento. Tutto ha significato nella mia testa, ma non serve a niente finchè rimane lì. Così come i mille testi e le mille canzoni. Non servono a nulla finchè rimangono chiuse in un hard disk. E così tutto si smagnetizza.
Perde attrazione, perde mordente. E l'unico risultato è la frustrazione. Dei ricordi nulla vale a riprova. Sono momenti, situazioni, destinati a rimanere lì dove sono. Come i tatuaggi e le canzoni. O forse no. Rimane ancora qualcosa che dipende solo da me. Per quel che riguarda il resto forse arriverà il giorno in cui lascerò perdere. Spesso la scelta è tra gestione della contingenza e proattività. Ci sono innumerevoli situazioni in cui mi trovo a dover scegliere. Ma ce ne sono altrettante in cui vedo attorno a me la differenza tra l'una o l'altra. Chi non fa altro che lamentarsi in attesa della contingenza. Chi non se ne rende conto e basta. Le conseguenze sono disastrose per tutti i soggetti coinvolti. Chi viene mandato via. Chi rimane da solo. Chi.
Mentre ero giù in pausa mi sono ricordato di quando ancora non ero maggiorenne e dei miei problemi di egocentrismo. Ciò che ho messo da parte è solo la superficie di quel comportamento. Ci sono ancora risvolti dove il senso di me esplode come una mina antiuomo di cui ti sei dimenticato la posizione. Eppure sono lì per un motivo. Preservare. Difendere. Sono la reazione ad un bisogno primario.
Musica. Amore. E ultimamente anche dovere. Ma solo fino ad un certo punto. Quando non posso essere tutto preferisco essere niente.
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