Wednesday, December 17, 2008

70


Lontano. Lontani. Lontana.

Dai miei obiettivi. I giorni in cui carico di energie giocavo, facevo, disfavo. Lei.

Il vuoto di questi giorni è stato colmato al di qua dello schermo, laddove era ed è tuttora difficilissimo arrivare. Ogni giorno che passa riconosco i miei errori. Ogni momento che vivo porta nuova luce su quello che ancora non capivo, proprio perchè certe cose se non le vivi non riesci a comprenderle affatto. La sconclusionata ma onnipresente razionalità lascia il posto all'impulso più diretto, il controllo allo smarrimento, la decisione alla paura. E come già ho sentito dire tante volte, quando c'è la lontananza le angosce ti circondano e creano un (ennesimo) vortice che fino a poco tempo fa era composto solo di eventi o spiriti videoludici. Ora è tutto così reale.

La serata peraltro ha assunto contorni surreali, ma belli. Citazione involontaria, è quello che è, ma fino a dove si spinga il bello ancora lo devo capire. Tra le vorticose entità che a questo punto ronzano con insistenza intorno al mio cervello ce ne sono alcune dannatamente ben definite, altre un po' meno che ogni tanto fanno capolino sussurrandomi alle orecchie frasi che non voglio sentire, suggerendo pensieri a cui da solo non sarei arrivato. In realtà le ho create io. Ma così come per il distacco artistico, le sento ormai parte di un generico altro che mi scagiona da ogni colpa. O quanto meno mi concede un alibi in sede d'appello. Io e il mio avvocato però sappiamo perfettamente come stanno le cose e in fondo alla coscienza ci concediamo il lusso di sentirci molto umilmente sporchi.

Mi sono concesso una piccola parentesi, forse perchè stasera sono solo. La verità è che benchè la vita lavorativa si trovi ad un apice di impegno e drammaticità scadenziaria, io sono felice. Felice per le responsabilità. Felice per la necessità di dare il massimo. Ma sopra ogni altra cosa felice per lei. Non definisco, non indico, anche se chi mi conosce già sa o ha capito. Non tutto, questo è sicuro, perchè certe cose rimangono chiuse tra le mura del silenzio o della riservatezza. E' ovvio che manchi sempre qualcosa, ma è chiaro che come da tradizione il contrappasso debba avere la sua voce in capitolo. Specialmente in questo di capitolo. Alterno sicurezza ad instabilità, è proprio qui che mostro il fianco e finalmente mi sento debole ed inerme. Perchè questi due termini ad accezione negativa siano giustappunto fiancheggiati da una parola come "finalmente" suppongo sia chiaro. A me lo è perfettamente.

Ci vuole tempo, lo riconosco. Io quando vedo una strada corro. Sempre. Per ogni cosa. Questa volta però mi capita di tenere qualcuno per mano mentre corro e ogni tanto mi tocca camminare o addirittura fermarmi. Teso come sono verso la mia meta o anche solo per l'intima gioia che mi dà questa corsa sfrenata, rallentare il passo mi angoscia. Ed è solo quando sono solo che me ne rendo conto. Ecco il perchè di tutto. Mentre sono fermo e mi guardo intorno vedo gli errori e i difetti di cui parlavo prima. Non voglio sbagliare più però. L'inevitabile è talvolta opprimente, ma la mia volontà, temprata da un limitato ma discreto quantitativo di anni sulle spalle e dall'orgoglio, si fa forte. Anche se non sempre a sufficienza. Quando alzo il telefono mi faccio sempre tante domande. E mi è anche capitato di scoprire che lacrime e iphone proprio non si intendono.

Quando vedo quegli occhi però, mi dimentico di ogni cosa.

2 comments:

Valpurgius said...

nic, siamo stati fatti con lo stesso stampino.
mi sta sul culo quando per uno strano fottuto motivo del cazzo quella sera li non sei te stesso. tu vuoi far vedere chi sei, ti sforzi per dire qualcosa di sensato, ma non ci riesci.
e la cosa più brutta è che la gente si ricorderà di te solo per queste piccole brutte cose.

ni said...

Sai Luc che non ti seguo? :P