Si parla, si parla in continuazione. A quel punto cosa rimane da dire? Tanto, pure troppo, senza neanche accorgersene. Ci sono svariate cose che non verranno menzionate, forse proprio quelle per cui ci sarebbe bisogno di un confronto. Altre cadranno pian piano sul pavimento, come piume che si adagiano lentamente dopo le loro acrobazie aeree. Sparpagliate, senza un ordine preciso. Come sempre. C'è un vuoto lungo mesi oramai, non verrà colmato, non è nè previsto nè possibile. Ci potrei anche provare, ma scontrarmi con un fallimento non è la più appetibile delle conclusioni. Ed è proprio quello che non vorrei mai succedesse. Eppure a volte mi trovo così raggomitolato su me stesso, chiuso dentro il mio rifugio emotivo antiatomico, ricorsivo nell'analisi del mondo... che mi sembra non ci possa essere altra via d'uscita. Quando invece mi concedo un po' le cose possono andare bene, benissimo. Il punto è uno solo. Ho già visto tutto quanto e non in termini differenti. Sugli altri prima ancora che su di me. Ed è quel sentire che ti lacera quando ti allontani, che ti fa dimenticare di ciò che invece ti dicono non sia tollerabile. E' come chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie, ascoltando un battito del cuore. Io però ho un serio problema con questo tipo di approccio. Ho sbagliato.Nel mare di insicurezza in cui capita di navigare a tratti durante il viaggio che coinvolge un po' tutti quanti, succede, almeno a me, di trovarmi talvolta di fronte a sicurezze schiaccianti e disarmanti. E' ovvio, a quel punto, che se capisci di volere qualcosa ti ci concentri. Ti avvicini. E poi una volta che ci sei conquisti con le tue armi migliori. Battaglie, niente di meno. Non so dove voglio arrivare con questo, forse mi stavo imbarcando (per proseguire la metafora nautica) in un discorso senza uscita. O meglio, senza l'uscita di sicurezza. Come quando i maniglioni anitpanico sono bloccati dalle fascette e devi essere davvero in preda a una furia di terrore per riuscire ad usufruirne. Sono scelte anche queste.
Le domande si affollano, le soluzioni a tutto mi sembrano di una semplicità senza precedenti. Davvero, probabilmente non sono fatto per capire gli altri, ma solo me stesso. Eppure mi sembra di arrivarci sempre. Più che altro capisco il COME gli altri ragionino, ma non riesco a venire a capo del PERCHE' non riescano ad affrontare certe situazioni, specialmente quando manifestasno palesi segnali direzionali. Questo determina ovviamente sensazioni di profondo egoismo. O solipsismo forse? Fatto sta che le mie reazioni sono a sproposito, o fuori luogo, o non giustificate, o non comprensibili. Ma non per me.
Mi sto annoiando comunque a dire queste cose, non ci trovo nulla di interessante, anche solo a ripensarci. La ricorsività di cui parlavo prima mi sta portando all'insofferenza nei confronti dei miei stessi pensieri e alla frustrazione derivante dall'impossibilità di cambiare la rotta che altri hanno impostato a mia insaputa. Non sono gli stessi altri che spalancavano la finestra però, è questo che mi infastidisce ancora di più. Giornate altalenanti, dove il post-modernismo della reazione emotiva al limite della nevrosi si manifesta in tutto il suo splendore. Le pareti dello stomaco diventano gradualmente più sottili a causa dell'alimentazione completamente "a caso". Ciò che non uccide, rende più forti. Io comincio a credere che ciò che non ti uccide ti rende talmente debole che la prossima volta ci vuole davvero poco per "tirarti giù".
Sì, ho l'impressione di avere tante cose da dire e nessuno a cui dirle. Ma non perchè non ci sia nessuno. Sono io a non volerlo fare. Chiusura invernale. Non so quando si riapre, una data non è stata fissata nè forse si può fissare. Troppo presto, festività off limits, troppo tardi. Non ha nessun senso. Ma non ce l'ha a priori.
Ma te...?
3 comments:
sei in letargo nic...succede a tutti ;)
Naaa, qui non si parla di letargo, anzi, sono pure troppo attivo a livello mentale ovvio...
:P
Lo sprint mentale è una brutta bestia ma spesso o sfuma da solo o ti ci abitui e smetti di farci caso... comunque sei in buona compagnia ;-)
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